mercoledì 16 settembre 2015

Storytelling e la fame ancestrale di storie


Una serata a base di #storyandchips con Patrizia Soffiati e Simonetta Pozzi
di Storytelling Ita presso coworking workcup, con aperitivo firmato mezzolitro

(tempo di lettura medio 3 minuti, scritto ascoltando Music from the London Theatre Orchestra & Cast Vol. 1)

Hashtag: #storyandchips #storytelling #famedistorie #amicaweb 

"Lo storytelling intercetta un pubblico più ampio, catalizza le emozioni e le persone sulla base di interessi comuni "… Così hanno aperto la serata #storyandchips Patrizia Soffiati e Simonetta Pozzi, ideatrici della community Google Plus Storytelling ita.

Un incontro dedicato all’uso delle emozioni nella struttura narrativa, ma non solo testi…Anche e soprattutto un approccio visual per affascinare il nostro pubblico.

Case study di Brand noti, ma anche un po’ di storia dello storytelling: dal ben noto carosello come primo approccio di contatto con il consumatore sino ad arrivare alla riscoperta della narrazione vera e propria.

Già la narrazione, la classica e consumata struttura: Personaggio, Ostacolo, Tentativo di superamento.



Ma dietro a tutto ciò c’è anche l’elaborazione di un percorso psicologico di crescita, un vero e proprio addestramento che si eleva ad approccio evoluzionistico per l’umanità…


Con la scoperta e lo studio dei neuroni specchio, viene proprio a galla la ricerca 'umana' dell'immedesimazione e cioè l'emozione che si prova a sentir parlare di azioni che capitano ad altri e non a noi.

Fin dall'antichità del resto, l'uomo raccontava storie e si tramandava il sapere seduto attorno al fuoco, così come noi ora siamo tutti 'seduti' intorno al Web. (leggi a proposito il mio articolo Content is the king, ma non solo)

Una voglia di raccontare sé stessi che è bidimensionale e va dall’indagine introspettiva umana, al fare personal branding presentandosi in un curriculum vitae. Avrete certo sentito parlare dei nuovi recruiter che setacciano i vostri profili online e rimangono più colpiti dalle qualità personali, l'atteggiamento in ambito lavorativo e le conoscenze nel campo delle relazioni interpersonali (soft skills) piuttosto che da una sbrodolata di competenze autoreferenziali.

Si è parlato quindi di narrazione copionale perché nei percorsi di evoluzione personale la narrazione può essere utile a indagare la struttura copionale della persona. Lo stesso può essere fatto con l’organizzazione aziendale e il brand stesso.


In un programma ricco di cose da dire, siamo quindi passati al fare! Un gioco divertente che ci ha portato a scrivere su un foglio una parola, una sola, che ci facesse ricordare un’emozione positiva. Le parole che sono state poi selezionate dalle formatrici, facevano uscire dall’anonimato il timido scrittore che doveva 'raccontare' la sua storia al pubblico. Fra le parole selezionate Vita, Stambecco, Prato e poi la mia… Rinascita. Ma questa è un’altra ‘storia’ che spero di raccontarvi presto.

Ci siamo approcciati quindi ad una dimensione di condivisione emozionale empatica dello storytelling, come bisogno umano di essere e di rappresentare la realtà. Una realtà vissuta e raccontata attraverso le storie. Quando si può ovviamente, quando non sono i fatti che la fanno da padrone come ad esempio nella valenza giornalistica.


La nostra fame di storie è poi stata placata da Simonetta Pozzi che, con l'occhio di chi le storie le scrive, ci ha portato alcuni bellissimi esempi di pubblicità in cui lo storytelling funziona. Ma funziona davvero.


Quindi
Molti esempi che ricalcano il valore si della narrazione, ma anche quello emotivo legato all’immagine.


Alla fine Simonetta ha menzionato Steller, amore a prima vista per me. Galleotto fu il fatto sia gratuito e facilissimo da usare. Uno strumento digitale immediato che consente, nel nostro piccolo, di inserire lo storytelling nei nostri piani editoriali per mettere al centro del nostro messaggio il consumatore, non più il solo Brand.

E nel provare ad approcciare lo storytelling, non dobbiamo dimenticarci che:

1. La comunicazione parte dal basso (non è autocelebrativa)
2. Bisogna ricreare l’effetto montagne russe che coinvolge i 5 sensi
3. Occorre ricalcare e fare propri i valori e i simboli universali in cui l’uomo tende a ritrovarsi e identificarsi. (non solo amore, ma anche odio, gelosia, invidia, amicizia e rinascita... perché no?)


Giunte al termine della serata, le nostre ‘cantastorie’ ci hanno raccontato il loro incontro online, il loro rapporto cresciuto in un coworking e i loro progetti formativi . Ci hanno quindi lasciato con un buon bicchiere di vino e un libro da acquistare, Raccontarsela di di Alessandra Cosso  che è ovviamente passato repentinamente dalle loro labbra alla mia lista desideri Amazon .

A sinistra Patrizia Soffiati (@pitizeta), a destra Simonetta Pozzi (@SIMO2)

Grazie ragazze e grazie alla mia amica Gessica per la compagnia,
Marianna
http://www.amicaweb.it 

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