mercoledì 3 giugno 2015

Content is king, ma non solo

"Content is King" diceva Bill Gates nel lontano 1996, in un articolo pubblicato per il sito Microsoft e successivamente rimosso. I più curiosi potranno leggere la versione integrale sul sito di Craig Bailey, ma io stessa vi riporto un passo interessante:

"...Una delle cose interessanti di Internet è che chiunque ha un PC e un modem può pubblicare qualsiasi contenuto. In un certo senso, Internet è l'equivalente multimediale della fotocopiatrice. Permette di duplicare materiale a basso costo, non importa la dimensione del pubblico di riferimento. Internet permette anche informazioni da distribuire in tutto il mondo, a praticamente costo nullo o marginale per l'editore. Le opportunità sono notevoli, e molte aziende stanno pensando a piani strategici per creare contenuti per Internet..." Bill Gates, Content is King, Microsoft

Ma è davvero così? Si è ancora quasi tutto così. Il contenuto è, ora come allora, il fulcro ed il cuore del nostro sito e più in generale di tutto il nostro piano editoriale social e non. Quindi siamo o aspiriamo tutti a diventare blogger con una marcata identità e indipendenti da regole imposte. In realtà quindi ognuno potrebbe benissimo essere venditore di se stesso; chi meglio di voi infatti conosce la storia e le peculiarità del vostro Brand?

Ed è qui signori però che cascate, perchè il World Wide Web è fatto di regole, trasparenti ai più, al quale bisogna però sottostare perchè il Vostro Content sia davvero The King. Focalizzare ad esempio gli elementi fondamentali del Vostro piano editoriale con un professionista, vi aiuterà non solo a smarcare la regoletta delle Five Ws :

WHO? («Chi?»)
WHAT? («Che cosa?»)
WHEN? («Quando?»)
WHERE? («Dove?»)
WHY? («Perché?»),

ma anche a determinare a chi ci rivolgiamo, la vostra promessa ed il taglio editoriale da utilizzare, gli argomenti da trattare, il registro e infine la cadenza e la frequenza d'uscita.

Inoltre oltre al Content, dobbiamo rapportarci con le nuove regole dell'Inbound Marketing e dei nostri Consumer che diventano Prosumer. Ma andiamo con ordine.

A differenza del marketing tradizionale che si basava solo sul soddisfare un bisogno ora con l'Inbound Marketing si aspira a “guadagnarsi” l’interesse del consumatore. Ma un consumatore tradizionale? No un nuovo consumatore, un mix fra produttore e consumatore, un Prosumer.

La tecnologia permette infatti agli utenti di usare internet in maniera attiva: creare contenuti, indicizzare, far parte di reti di prosumer attraverso blog, community, social network, giochi virtuali… Quindi non solo il consumatore indirizza il mercato come influencer, ma oserei dire lo plasma.

Inoltre una cosa che un buon professionista, ha bene in mente sono le nozioni apprese dal The Cluetrain Manifesto scritto nel 1999 da Rick Levine, Christopher Locke, Doc Searls e David Weinberger:

"È cominciata a livello mondiale una conversazione vigorosa. Attraverso Internet, le persone stanno scoprendo e inventando nuovi modi di condividere le conoscenze pertinenti con incredibile rapidità. Come diretta conseguenza, i mercati stanno diventando più intelligenti e più veloci della maggior parte delle aziende"

e soprattutto dalla prima delle 95 tesi: 'i mercati sono conversazioni' e farete bene ad esserci oserei aggiungere io. Storicamente, affermano gli autori, il mercato era un luogo in cui persone si riunivano e parlavano tra loro (tesi 1): potevano discutere dei prodotti disponibili, del prezzo, della reputazione e in tal modo si tenevano in contatto con gli altri (tesi 2-5). Gli autori quindi affermano che Internet fornisce un mezzo per chiunque sia connesso a Internet per rientrare in un siffatto mercato virtuale e, ancora una volta, raggiungere un tale livello di comunicazione tra le persone. Questo, nell'era dei mass media, prima di Internet, non era possibile (tesi 6). (fonte Wikipedia)

Tirando le somme, spero di avervi mostrato alcuni dei fattori principali da tenere bene in mente prima di gestire o affidare la Vostra Comunicazione Aziendale a qualcuno. Perchè oltre al contenuto, ne parleremo sicuramente in seguito, ci sono anche alcune regole di visibilità regolamentate da ciascuno degli attori con il quale vi andrete a scontrare: La Serp di Google (Search Engine Results Page), Gli Advertising dei vari Social e di Google stesso, I competitor.. e molti altri fattori.

Puntare sul contenuto però mi sembra la prima mossa di una strategia aziendale vincente.

Gli uomini infatti sono animali narranti, hanno bisogno di storie e di emozionarsi.

Con la scoperta e lo studio dei neuroni specchio, viene proprio a galla la ricerca 'umana' dell'immedesimazione e cioè l'emozione che si prova a sentir parlare di azioni che capitano ad altri e non a noi.

Fin dall'antichità del resto, l'uomo raccontava storie e si tramandava il sapere seduto attorno al fuoco, così come noi ora siamo tutti 'seduti' intorno al Web.

"Ai nostri occhi il mondo intero è un grande, articolato racconto. Una finzione, in definitiva. Tutti, indistintamente, raccontiamo storie a noi stessi e agli altri, da che mondo è mondo. Sembra un’attività inutile, un capriccio del genere umano, ma non è così. A parte noi umani, non ci sono altre specie che passano così tanto tempo a inventare storie vivendo immerse in un universo finzionale. Solo noi sapiens trasformiamo le nostre esperienze in trame complicate, buone da raccontare, da modificare, da arricchire, da colmare di pathos, di complessi intrecci secondari, di colpi di teatro inaspettati: momenti in cui chi ascolta dice «oh…», con il candido stupore di chi si sta gustando qualcosa di stupendo. La magia del racconto – lo storytelling – ci irretisce tutti, fin dai tempi di Omero e anche molto più in là. Di fatto, noi costruiamo continuamente la realtà in una trama narrata, che è il nostro «naturale» modo di dare un senso alla vita. Siamo degli «animali narranti», i soli animali narranti, perché ci siamo evoluti così." Jonathan Gottschall, L’istinto di narrare, Come le storie ci hanno reso umani



















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